Nuove Linee Guida nazionali sulla telemedicina: i nodi critici per la piena attuazione

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1 Febbraio 2021
Questo articolo è stato pubblicato il 1 Febbraio 2021 su AgendaDigitale.eu, all’interno della nostra rubrica Legal Health. 

Le nuove Linee Guida predisposte dal Ministero della Salute e approvate dalla Conferenza Stato Regioni lo scorso dicembre rappresentano una svolta per l’ingresso della telemedicina all’interno del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), ma è ancora molta la strada da fare per una completa implementazione di questo ulteriore strumento di assistenza ai pazienti.

Di seguito alcuni dei punti toccati dalle Linee Guida che sembrano particolarmente critici per la valorizzazione e la diffusione della telemedicina in Italia.

L’infrastruttura informatica

Le Linee Guida sottolineano come, per garantire l’effettivo svolgimento di una prestazione a distanza, siano necessari strumenti tecnologici che consentano al medico e al paziente di comunicare in modo sicuro ed efficace. È pertanto richiesta, ad esempio, una rete di collegamento funzionante tra medici e pazienti, un portale web a cui accedono i medici con il proprio account per la gestione dei pazienti e strumenti digitali quali computer, tablet o smartphone. Inoltre, le Linee Guida sottolineano come sia essenziale che tutti i trasferimenti di dati (sotto forma di video, immagini, files etc.) siano crittografati e in linea con le normative in materia di privacy e sicurezza. Tale requisito è posto tra le condizioni di autorizzazione, accreditamento e contrattualizzazione per l’erogazione delle prestazioni di telemedicina a carico del SSN.

Ciò posto, non vengono però forniti dettagli su come tali requisiti possano o debbano essere garantiti. Ci si riferisce, da un lato, all’assenza di indicazioni più dettagliate sulla gestione dei dati (dalla raccolta, al trasferimento, all’archiviazione) e dall’altro, alla mancata previsione di specifici standard di qualità per l’infrastruttura informatica, nonché di requisiti di certificazione del rispetto di tali standard.

L’assenza di indicazioni in tal senso può creare una situazione di disomogeneità della qualità delle prestazioni offerte tra Regioni o persino tra singole strutture sanitarie nell’ambito delle stesse Regioni. Sarebbero pertanto auspicabili regoli ulteriori e più dettagliate al fine di definire gli standard di qualità di tali strumenti di comunicazione sull’intero territorio nazionale.

Ad esempio, AGID (l’Agenzia per l’Italia Digitale) ha delineato un percorso di qualificazione per i fornitori di Software as a service (Saas) della pubblica amministrazione, affinché le pubbliche amministrazioni possano adottare servizi cloud omogenei e di qualità, sviluppati e forniti secondo criteri minimi di affidabilità e sicurezza considerati necessari per i servizi digitali pubblici. Analoghi sistemi potrebbero essere previsti per la certificazione delle infrastrutture dedicate alla telemedicina.

Requisiti per i partner tecnologici esterni

La previsione di requisiti tecnologici più specifici sarebbe anche importante ai fini della selezione di eventuali partner delle strutture sanitarie con criteri uniformi sul territorio nazionale. Pare infatti ragionevole aspettarsi che le strutture sanitarie abbiamo la necessità di ricevere supporto nello svolgimento dei servizi di telemedicina da parte di società terze specializzate, non essendo facile reperire le competenze e le risorse per svolgere tali attività internamente.

In particolare, le Linee Guida prevedono che il medico sia affiancato, nell’erogazione della prestazione, da un centro di coordinamento tecnico responsabile della gestione delle attività di telemedicina e con funzione di assistenza e di help desk per pazienti e medici; è altresì indicata tra gli standard di servizio per l’erogazione dei servizi di telemedicina l’identificazione di un soggetto professionale di comprovata e specifica competenza, responsabile della gestione e manutenzione delle tecnologie e dell’infrastruttura informatica. Tali attività potranno anche essere affidate esternamente, attraverso lo svolgimento di specifiche gare d’appalto o altre procedure di evidenza pubblica, in base a criteri oggettivi.

Il Responsabile Sanitario della Telemedicina

Alcuni dubbi riguardano anche la nuova figura del Direttore/Responsabile Sanitario che, in base alle Linee Guida, dovrà garantire l’organizzazione tecnico-sanitaria e il rispetto degli standard minimi per le prestazioni sanitarie erogate a distanza.

Non è specificato infatti chi debba ricoprire tale ruolo, se si sommi ad altri ruoli ricoperti nelle singole strutture sanitarie o sia una figura trasversale rispetto ai vari reparti, dedicata esclusivamente a sovrintendere l’erogazione dei servizi di telemedicina. Anche in questo caso la scelta è demandata alle Regioni o sarà da queste lasciata alle singole strutture. Quella del responsabile sanitario sarà una figura molto importante soprattutto nella fase di avvio e stabilizzazione dell’erogazione delle prestazioni a distanza anche perché, come si può immaginare, sarà chiamata da ultimo a sovrintendere sulle scelte dei singoli medici dell’idoneità del ricorso allo strumento della telemedicina caso per caso, in base alle necessità dei pazienti, nonché sulla valutazione dell’effettiva capacità della prestazione erogata a distanza di raggiungere gli obiettivi prefissati.

Si ricorda che le Linee Guida prevedono che resti nella responsabilità del medico la valutazione, al termine dell’erogazione della prestazione, del grado di raggiungimento degli obiettivi prefissati e, in caso di insufficienza del risultato per qualsiasi motivo (anche tecnico), l’obbligo della riprogrammazione dell’esame in presenza, peraltro senza ulteriori oneri a carico del SSN o del paziente. Dunque tale valutazione appare sicuramente di grande importanza anche nell’ottica di evitare duplicazioni del servizio.

L’interconnessione tra sistemi

Chiaramente i servizi di telemedicina sarebbero potenziati nella loro efficacia dalla possibilità di sfruttare appieno il bagaglio di informazioni sanitarie relativo a ciascun paziente reperibile online. In quest’ottica, il Fascicolo Sanitario Elettronico può costituire un importante supporto alle attività di telemedicina.

Al riguardo, le Linee Guida prevedono che il referto scaturito da una prestazione di telemedicina e firmato digitalmente dal medico deve sempre poter essere condiviso, su richiesta del paziente, con altri sanitari in formato digitale, usando le più aggiornate soluzioni tecnologiche, anche attraverso il Fascicolo Sanitario Elettronico. Dunque, prestazioni sanitarie a distanza e FSE possono e devono comunicare l’uno nell’altra innescando un circuito virtuoso di circolazione sicura di informazioni mediche dei pazienti, così da consentire ai sanitari di disporre anche a distanza di un quadro completo della situazione. A tal fine, la comunicabilità e l’interconnessione delle infrastrutture informatiche appare quindi decisiva.

Gli strumenti digitali a disposizione ai pazienti e il possibile ruolo delle farmacie

L’infrastruttura informativa è fondamentale per una corretta erogazione dei servizi di telemedicina non solo nella prospettiva della struttura sanitaria ma anche per i pazienti. Le Linee Guida specificano che per la televisita l’assistito deve disporre di un collegamento telematico e di una piattaforma di comunicazione remota «secondo le specifiche richieste dal servizio» chiarendo che, se il paziente ne è sprovvisto, dovranno essere le Asl a garantire l’accesso alle risorse necessarie, oppure «verranno valutati opportuni accordi che permettano di usufruire in modo conveniente di postazioni dedicate messe a disposizione da enti prossimi al domicilio dello stesso, farmacie, studi medici dei mmg/pls».

Questa rappresenta un’opportunità anche per le farmacie di rafforzare il proprio ruolo di fornitrici di servizi direttamente ai pazienti, stipulando delle convenzioni con le aziende sanitarie locali affinché mettano a disposizione dei pazienti postazioni dalle quali collegarsi con il personale sanitario (funzione peraltro già svolte dalle farmacie in alcuni paesi europei). Si evidenzia che la legge di conversione del decreto ristori (d.l.137/2020) ha previsto che alle farmacie che operano nei comuni o centri abitati con meno di 3.000 abitanti sia riconosciuto un credito d’imposta del 50% (fino a un massimo di 3.000 euro) per l’acquisto e il noleggio di apparecchiature di telemedicina.

La formazione

Un altro nodo chiave affinché la telemedicina possa affermarsi come strumento ordinario di assistenza day by day è un’idonea formazione rivolta a tutti i soggetti coinvolti, dagli operatori ai pazienti.

Su questo punto, le Linee Guida prevedono che sia attuato un programma formativo per l’addestramento di tutti i soggetti coinvolti nell’utilizzo delle tecnologie impiegate per la telemedicina, dagli operatori sanitari ai caregiver, fino ai pazienti. Tale investimento nella formazione sembra fondamentale per aiutare a rimuovere talune barriere culturali che ancora oggi sussistono rispetto alla fruizione di questi servizi, anche da parte degli stessi pazienti, e che ne ostacolano un pieno sviluppo.

Articolo inserito in: AgendaDigitale, Life Sciences-Healthcare
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