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Rassegna stampa.

Rassegna stampa di Portolano Cavallo.

Giulio Novellini nominato counsel  —  13 maggio 2019

Lo Studio legale rafforza ulteriormente il gruppo di lavoro “Privacy & cybersecurity”

Milano, 13 maggio 2019 – Portolano Cavallo annuncia oggi la nomina a counsel dell’avvocato Giulio Novellini, nel quadro del continuo rafforzamento delle competenze e impegno dello Studio in ambito privacy, data protection e cybersecurity.

Giulio ha una ampia esperienza su temi di compliance e contenzioso e si è focalizzato negli ultimi anni esclusivamente su privacy e data protection, anche nel contesto Fintech e Insurtech. Il gruppo di lavoro “Privacy & cybersecurity” di Portolano Cavallo, guidato dalla socia Laura Liguori, continua ad acquistare centralità nelle attività dello Studio, alla luce anche degli importanti cambiamenti tecnologici e normativi degli ultimi anni.

Laura Liguori, socia di Portolano Cavallo, ha dichiarato: “Le numerose e complesse sfaccettature della Privacy e degli ambiti ad essa collegati risultano sempre più cruciali per determinare il successo o il fallimento di grandi storie aziendali, come tanti recenti casi, anche eclatanti, dimostrano. Portolano Cavallo si occupa dei profili più complessi e rilevanti della privacy da quindici anni e con questa nomina continuiamo aggiungere risorse e competenze per preservare e rafforzare ulteriormente la nostra posizione di leadership nel mercato”.

Prima dell’ingresso in Portolano Cavallo nel 2018, Giulio è stato Senior Associate nello studio legale internazionale Jones Day, ricoprendo anche, in secondment, il ruolo di consulente legale interno presso la società sportiva F.C. Internazionale Milano S.p.A. Giulio è inoltre membro della International Association of Privacy Professionals (IAPP) e di Federprivacy.

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Nello studio Portolano Cavallo la professione è svolta nel segno della massima flessibilità  —  9 maggio 2019

Questo articolo, a firma di Franca Floris è stata pubblicato in data 6 maggio 2019 su Italia Oggi Sette.

Clicca qui per leggere l’articolo contenente l’intervista a Manuela Cavallo in PDF

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Cyber sicurezza e privacy. La Protezione dei dati personali passa attraverso la “nuvola”  —  4 marzo 2019

Questa intervista a firma di Luigi Manfredi è stata pubblicata in data 4 marzo 2019 su QN – Quotidiano Nazionale, quotidiano distribuito tramite tre differenti testate: Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno.

Clicca qui per leggere l’intervista a Laura Liguori in PDF.

 

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TV, al lavoro sulle quote europee  —  8 gennaio 2019

Questo articolo a firma di Andrea Secchi è stato pubblicato in data 5 gennaio 2019 su ItaliaOggi.

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Offrire i propri dati genetici in cambio di soldi. E poi?  —  6 dicembre 2018

Questo articolo a firma di Francesca Cerati è stato pubblicato in data 6 dicembre 2018 sul settimanale Nòva24 Il Sole 24ORE.

Clicca qui per leggere il PDF dell’articolo oppure leggi la versione online su ilsole24ore.com.

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Pari opportunità: L’esempio dello studio Portolano Cavallo  —  25 settembre 2018

Questo articolo a firma di Iolanda Barera è stato pubblicato in data 25 settembre 2018 sul Corriere della Sera.

Clicca qui per leggere il PDF dell’articolo, oppure clicca qui per leggere la versione online su corriere.it.

 

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Multinazionali nella giungla delle normative  —  18 settembre 2018

Questo articolo a firma di Andrea Frollà è stato pubblicato in data 17 settembre 2018 sul supplemento Affari & Finanza de La Repubblica.

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Innovare non stanca e fa lavorare (bene)  —  23 luglio 2018

Questo articolo a firma di Fabio Sottocornola è stato pubblicato in data 23 luglio 2018 su L’Economia del Corriere della Sera.

Clicca qui per leggere il PDF dell’articolo oppure clicca qui per la versione online.

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PORTOLANO CAVALLO NOMINA SEI NUOVI SOCI  —  8 maggio 2018

Portolano Cavallo annuncia la nomina di sei nuovi soci e di tre Counsel

Portolano Cavallo annuncia oggi la promozione a partner di sei avvocati: Barbara Corsetti (societario, real estate), Tommaso Foco (M&A, restructuring), Luca Gambini (M&A, Life Sciences), Andrea Gangemi (diritto del lavoro), Martina Lucenti (giudiziale) e Lydia Mendola (IP, Life Sciences). Contestualmente, lo studio comunica anche la nomina a counsel di Marco Blei (IP, Life Sciences), Elisa Stefanini (amministrativo/regolamentare, Life Sciences) e Enzo Marasà (regolamentare, antitrust).

“I colleghi e le colleghe che oggi promuoviamo – ha commentato Francesco Portolano nel congratularsi con tutti i nuovi Soci e Counsel – provengono da percorsi professionali diversi: alcuni sono con noi dalla pratica forense, altri dopo esperienze in studi primari italiani o internazionali, a riprova del nostro impegno a favorire la crescita professionale solo per meritocrazia.  A conferma di ciò, quattro di queste nove nomine sono donne, perché il talento non ha genere”.

Un anno di sviluppo e innovazione per Portolano Cavallo: a marzo 2018, per il secondo anno consecutivo, lo studio è stato l’unico studio legale in Italia riconosciuto come eccellente ambiente di lavoro nella classifica Best Workplaces Italia 2018 di Great Place to Work®. Sempre a marzo 2018 lo studio ha ottenuto il riconoscimento “Law Firm of the Year: Italy” dalla rivista inglese The Lawyer.  Ad aprile 2018 lo studio ha annunciato l’ingresso di Giulio Novellini nel ruolo di Of Counsel per espandere ulteriormente il gruppo di lavoro Privacy & CyberSecurity guidato dalla socia Laura Liguori. Infine, nel 2017, lo studio ha adottato, primo studio italiano, una piattaforma di intelligenza artificiale per gestire alcune delle proprie attività.

Barbara Corsetti lavora in Portolano Cavallo dal 2002 assistendo clienti, italiani e stranieri, in questioni di diritto societario e immobiliare . Si occupa inoltre di contratti commerciali e di vari aspetti inerenti al diritto dei consumatori, Internet & e-commerce.

Tommaso Foco collabora con Portolano Cavallo dal 2012, dove si occupa principalmente di societario e restructuring.  In precedenza, Tommaso ha collaborato in Bonelli e Associati (ora BonelliErede), Shearman & Sterling, Cleary Gottlieb, Steen & Hamilton. Dal 2003 al 2012 è stato socio di uno studio legale milanese e responsabile dell’area M&A. Tommaso ha conseguito un LLM presso Harvard Law School ed è iscritto anche negli Stati Uniti al New York Bar.

Luca Gambini è in Portolano Cavallo dal 2007 dove si occupa di diritto societario e operazioni di M&A, private equity, venture capital, con particolare riferimento al settore Life Sciences.

Andrea Gangemi collabora con lo studio dal 2006 e offre consulenza in materia di diritto del lavoro. In precedenza, ha collaborato con altri studi legali sempre nel settore del diritto del lavoro. Andrea è “ranked” da Chambers Europe.

Martina Lucenti è in Portolano Cavallo da ottobre 2017 e si occupa di contenzioso commerciale e societario. Prima di entrare in Portolano Cavallo, Martina ha lavorato dal 2006 nel dipartimento di contenzioso e arbitrati nazionali e internazionali di BonelliErede, dove nel 2013 è stata promossa Managing Associate. Martina è anche Solicitor of the Supreme Court of England and Wales (Non-Practicing) dal 2008.

Lydia Mendola è entrata in Portolano Cavallo nell’aprile 2016 come responsabile dell’area “Proprietà Intellettuale”. In precedenza, ha lavorato per sette anni in Fusi Testa Cottafavi Canu & Associati; dal 2007 al 2008 come senior associate in Bonelli Erede Pappalardo (ora BonelliErede); successivamente dal 2008 è stata per otto anni responsabile del team italiano di proprietà intellettuale di Allen&Overy. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Diritto Internazionale dell’Economia presso l’università Commerciale Luigi Bocconi.

Marco Blei è entrato a far parte di Portolano Cavallo a febbraio 2017 occupandosi di Proprietà Intellettuale con focus sul settore Life Sciences. Prima di entrare in Portolano Cavallo, dal 2012 Marco ha collaborato con BonelliErede occupandosi di IP e IT/Privacy, anche in ambito Life Sciences, e prima ancora da Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners e presso lo studio dell’Alfio Rapisardi. Marco ha conseguito un LLM in Intellectual Property presso il King’s College di Londra.

Elisa Stefanini è entrata a far parte di Portolano Cavallo a febbraio 2017, dopo aver maturato una pluriennale esperienza professionale nel diritto amministrativo e nell’ambito regolamentare e della compliance con un focus sul settore Life Sciences. In precedenza, Elisa ha collaborato con BonelliErede, Bird&Bird e lo Studio Legale BLB. Dottore di ricerca in diritto costituzionale, dal 2006 al 2010 è stata professore a contratto di diritto pubblico e costituzionale presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi.

Enzo Marasà è entrato in Portolano Cavallo a novembre 2016 occupandosi di regolamentare e antitrust. In precedenza, ha collaborato per circa 6 anni con il dipartimento Antitrust, EU e Regolamentare di BonelliErede, poi presso lo Studio Orrick, Herrington & Sutcliffe con il compito di avviare la practice Antitrust a Bruxelles. Prima di entrare in Portolano Cavallo, Enzo è stato counsel e responsabile dell’area Antritrust e regolamentare di Orsingher Ortu.

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Piattaforme digitali: dei datori di lavoro (non proprio) come gli altri?  —  8 maggio 2018

La traduction française de cet article est disponible en cliquant sur ce lien: bit.ly/2KIEDQx

Uber, Deliveroo, Foodora, Airbnb, non si contano più le piattaforme che mettono in contatto per via digitale clienti e lavoratori che fatturano una prestazione di servizi. Il fenomeno si sviluppa ovunque si trovi una connessione internet. Sfide socio-giuridiche in Francia ed in Italia.

1. Definizione di “piattaforme” e livello minimo di protezione

Sebbene ancora limitata (il 5% della forza lavoro in Europa nel 2017) ma in piena espansione, l’economia delle piattaforme, o Gig Economy, è considerata, da una parte, come una risorsa per la creazione di posti di lavoro, dall’altra, come una fonte di precarietà per i platform workers.

Davanti a delle forti mobilitazioni sociali (come la lotta tra tassisti e autisti di Uber nei nostri due Paesi), l’unione Europea non ha proposto alcuna definizione di piattaforme (sottolineando la difficoltà di darne una, considerata la grande varietà di piattaforme e di regolamentazioni interne) ma ha fatto appello ad un approccio direttamente incentrato sulla necessità di proteggere i lavoratori.

La Francia ha proposto, a partire dal 2016 (Loi Travail) una definizione legale di piattaforme (articolo 242 bis del Codice Generale delle Imposte) e successivamente, nel 2017, un livello minimo di misure a tutela del lavoratore della piattaforma che svolge il proprio impiego come lavoratore indipendente (Circolare 2017/256 integrata al Codice del lavoro). Questa c.d. “responsabilité sociale” della piattaforma (gestione dei contributi degli infortuni sul lavoro, formazione professionale etc.) si applica se quest’ultima determina le caratteristiche della prestazione di servizi fornita o del bene venduto e ne fissa il prezzo e se il lavoratore ha realizzato un fatturato annuale uguale o superiore al 13% del tetto massimo annuale della sicurezza sociale (vale a dire 5.165,16 euro nel 2018). Inoltre, è stata redatta anche una bozza di statuto sociale collettivo (diritto di sciopero etc.).

In Italia, la società e il mondo giuridico hanno intrapreso dei vivi dibattiti sulla questione del “Lavoro mediante piattaforme digitali” senza che, al momento, sia stata adottata alcuna norma. Vero è che il diritto del lavoro italiano è stato precursore della riflessione sul vincolo di subordinazione, essendosi dotato fin dagli anni 2000 di statuti intermedi (co-co-co, lavoro parasubordinato) tra lavoro dipendente e lavoro autonomo. Avendo, inoltre, riformato lo statuto del lavoro nel 2017, l’Italia si interroga legittimamente sulla necessità di aggiungere delle nuove categorie senza generare confusione.

2. La difficile qualificazione giuridica

Ovunque, e non soltanto in Italia ed in Francia, ci si domanda se le categorie giuridiche e le regole esistenti nel diritto interno siano applicabili ai lavoratori delle piattaforme: sono da considerarsi lavoratori subordinati (che beneficiano di uno statuto che tutela il diritto del lavoro in materia di licenziamenti) o lavoratori indipendenti dei quali bisognerebbe rafforzare la protezione?

Il giudice è in prima linea davanti a questa problematica, ed è spesso adito dagli interessati che perdono il proprio lavoro. Al momento attuale, la confusione regna sovrana in giurisprudenza. In Francia, dopo alcune esitazioni, il Tribunale del Lavoro di Parigi il 29 gennaio 2018 ha ritenuto che gli autisti Uber non sono lavoratori dipendenti, contrariamente a quanto deciso in Gran Bretagna. In Italia, i Tribunali di Milano, di Torino e poi di Roma hanno provvisoriamente proibito taluni servizi Uber per concorrenza sleale (ad oggi, in Italia è disponibile Uber Black ma non Uber Pop) ma non si sono pronunciati sulla natura dell’attività di questi lavoratori. Invece, il Tribunale di Torino, ha recentemente riconosciuto lo statuto autonomo dei riders di Foodora.

3. Prospettive

Queste decisioni variabili instaurano un clima di incertezza giuridica per tutti gli attori della platform economy. Secondo autorevole dottrina, la stessa avrebbe mandato in frantumi la concezione tradizionale del lavoro dipendente incentrato sulla nozione di vincolo di subordinazione. Converrebbe allora creare una categoria ex nihilo più adatta a questo nuovo genere di lavoratori. Più facile a dirsi che a farsi?

Un progetto di legge in questo senso è stato presentato in Italia nel 2017. Peraltro, il legislatore non si è ancora pronunciato sulla configurazione giuridica dei platform workers che resta in un zona grigia del diritto, soggetta alle incertezze della giurisprudenza. La Francia ha previsto delle misure tutelari di base senza prendere una posizione chiara sulla qualificazione del rapporto di lavoro. Se, per un verso, è apprezzabile il pragmatismo dell’iniziativa e la sua rapidità, per altro verso possiamo domandarci se tale disciplina reggerà nel lungo termine facendoci rimpiangere in particolare l’attuale assenza di misure sulla cessazione del rapporto.

Infine, la Commissione europea sostiene di voler lottare contro la frammentazione del mercato provocato dalla coesistenza di molteplici discipline interne al fine di garantire all’economia digitale un clima stabile. Il 26 aprile 2018, la stessa ha proposto delle norme comuni concernenti la relazione tra piattaforme online e imprese e possiamo sperare che a queste seguirà un’iniziativa volta a regolamentare il rapporto tra piattaforme e lavoratori.

Quando la realtà economica e sociale anticipa il diritto!

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